24 Settembre 2020
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SE VINCE MARINE LE PEN, GOODBYE EUROPA!

23-03-2017 12:57 - Geo-politica

Ad un mese dalla prima tornata elettorale Francese continua a surriscaldarsi il clima politico Europeo, due sono le date delle Presidenziali Francesi che segneranno nel bene e nel male il destino dell´Europa, il 23 aprile con il primo turno ed il 7 maggio con il ballottaggio.
Per non dimenticare che veniamo da mesi dove i colpi di scena non sono di certo mancati con i falchi tedeschi che attaccano il governatore della BCE Mario Draghi per le sue politiche ultra-accomodanti, ed è lo stesso governatore che ci ricorda "l´irrevocabilità" della moneta unica (ammettendo implicitamente che la dissoluzione è nell´ordine delle cose)

Poi abbiamo la cancelliera Angela Merkel che ipotizza un´Europa a due velocità per liberarsi dal fardello dell´euro-periferia, il governo italiano (forse bleffando, forse alienato dalla realtà) plaude alle proposte di Berlino, come se l´euro-marco non avesse già relegato l´Italia ai margini dell´Europa.

Più ci avvicinano alle decisive tornate elettorali del 2017 e più la situazione si fa incandescente. Messa di fronte al fallimento dell´euro come strumento politico per strappare gli Stati Uniti d´Europa (con il no tedesco agli eurobond, all´unione bancaria, alla transfer-union, etc. etc.), l´oligarchia euro-atlantica ha scelto di arroccarsi, difendendo strenuamente le posizioni dall´avanzata dei "populisti", ossia dei partititi che catalizzano il malessere della società accumulato in sette anni di euro crisi. L´apice della tensione sarà certamente toccato nei prossimi 2 mesi quando, tra il 23 aprile ed il 7 maggio, la Francia sarà chiamata alle urne per scegliere il nuovo inquilino dell´Eliseo: grazie al sistema elettorale transalpino, un doppio turno dove al ballottaggio si fronteggiano i due candidati più votati, i "populisti" del Front National avranno ottime probabilità di conquistare la presidenza della Repubblica, che potrebbero innescare il processo finale di dissoluzione dell´Unione Europea.

La Francia non è infatti un Paese periferico come la Grecia od il Portogallo, né uno Stato commissariabile (più o meno velatamente) come l´Italia e la Spagna, sottoponendolo a massicce dosi di austerità/recessione/svalutazione interna: la Francia è la seconda economia della moneta unica, nonché parte integrante del famigerato "motore franco-tedesco" (da tempo sbiellato). Un eventuale successo dei populisti alle prossime presidenziali sancirebbe automaticamente la fine dell´euro e delle istituzioni di Bruxelles, con buona pace delle pretese di irrevocabilità dell´euro ed i sogni di Angela Merkel di un´Europa a più velocità. Il giorno dopo alla vittoria del populisti francesi, l´Unione Europea arriverebbe al capolinea, imboccando la strada della disgregazione, forse concordata, ma più probabilmente caotica.

La pericolosità della Francia per l´architettura euro-atlantica è tutt´altro che nuova, con un capo dello Stato, François Hollande, tra i più impopolari della Quinta Repubblica, un debito pubblico che è lievitato dal 60% al 100% del PIL da quando è stato adottato l´euro, una bilancia commerciale in cronico disavanzo, una disoccupazione record, pari al 10% della forza lavoro. Perché la Francia possa rimanere agganciata all´euro, andrebbe anch´essa sottoposta alle dure ricette dell´austerità e della svalutazione interna: i cugini d´Oltralpe vantano però una lunga storia di rivoluzioni e sono naturalmente inclini a ribellarsi se giudicano lo Stato troppo vessatorio. Lo hanno ricordato il piano di esuberi ad Air France, che per poco non è degenerato in un linciaggio dei dirigenti, e le proteste contro il "Job Act" francese, sfociate in mobilitazioni di massa di lavoratori e sindacati che hanno portato il paese ad un passo dalla paralisi.

In tutto questo caos i consensi dei principali partiti d´establishment si squagliano come neve al sole: a distanza di un mese dalla carneficina del Bataclan il Front National si impose come prima forza politica nelle elezioni regionali del dicembre 2015 e oggi si rafforzano sempre di più le possibilità che il FN conquisterà il ballottaggio alle presidenziali del 2017, come già avvenuto nel 2002 con la sfida tra Jacques Chirac e Jean-Marie Le Pen.
A differenza di 15 anni fa, il Front National è però rappresentato dall´accattivante volto di Marine Le Pen e, complice la grande debolezza dei repubblicani (ancora convalescenti dalla presidenza di Nicolas Sarkozy) e la liquefazione dei socialisti, il partito è ben posizionato per raccogliere voti a destra (sicurezza, lotta all´immigrazione, gaullismo anti-NATO) ed a sinistra (difesa dell´industria nazionale, contrasto all´impoverimento post-euro, attacco ai soliti notabili parigini). Le probabilità di una vittoria del Front National aumentano settimana dopo settimana, concretizzando i peggiori incubi dell´establishment euro-atlantico: dopo Donald Trump alla Casa Bianca, Marine Le Pen all´Eliseo.
Un presidente della Repubblica espressione del Front National, favorevole all´Europa delle Nazioni, all´uscita dall´euro ed al ritorno al franco Francese, allo svincolamento della Francia dalla NATO (con il probabile avvallo di Donald Trump) ed a rapporti solidi e proficui con la Russia.
La vittoria di Marine Le Pen sarebbe, dopo l´affermazione dell´isolazionista e protezionista Trump, il colpo di grazia alla già traballante impalcatura CEE-UE/NATO su cui basa da 70 anni il dominio angloamericano sul Vecchio Continente.
Che fare? Come sempre avviene in questi casi, l´establishment sceglie di intervenire in campagna elettorale a colpi di scandali mediatici-giudiziari, in barba a qualsiasi principio democratico, così da eliminare i concorrenti scomodi e spianare la strada al proprio candidato: un film già visto già molte volte.
In Francia, l´operazione si basa però su un calcolo politico che rischia quasi certamente di rivelarsi errato alle urne: contrapporre, al ballottaggio del 7 maggio, l´ex-Rothschild Emmanuel Macron alla populista Marine Le Pen, confidando nella vittoria del "rottamatore" transalpino sulla candidata anti-sistema. Come se la Francia ed il mondo fossero rimasti fermi al 2002 ed il vento del populismo non stesse spazzando l´Occidente da tempo.

Veniamo al toto-sondaggi di questi giorni, fatto di sondaggi ufficiali che danno la vittoria a Macron, poi ci sono sondaggi che girano sotto banco che danno la Le Pen al 34% al primo turno e con quella percentuale non è più tanto sicuro che un avversario "moderato" la batta al ballottaggio.

Occhi aperti che la linea Maginot sta cedendo.

P.s. qui sotto il famoso grafico del PIL dei principali paesi Europei che ha mostrato Marine Le Pen all´ultimo dibattito televisivo che i media si sono ben guardati dal pubblicarlo, lo credo bene....


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